SMS di Kate. Che fai?-

SMS di Jack. Studio tu?

SMS Kate. Fisso il tuo portone e ripeto mentalmente ‘apriti sesamo’…

SMS Jack. Cosa? la porta? sul serio?

SMS Kate. Ok indietreggio lentamente…

Jack si infila in fretta il giacchetto della tuta, le scarpe da ginnastica e il suo sorriso della festa. Un occhiata veloce prima di uscire dalla camera. Un occhiata senza vanità. é fuori di casa, si ferma e lei è li che guarda in basso, che si fissa le dita e il telefono. Lei è qua. Uno sguardo insistente tocca la spalla di Kate, alza la testa e lui è la. con i suoi occhi enigmaticamente a mandorla fissi su di lei e incomprensibili e il suo sorriso senza denti. lui è qua.

Jack: ” Ma? “. Jane sorride. Si sente il cuore in bocca e si rende conto di aver trattenuto il respiro per un tempo che non è in grado di misurare. Diedi minuti? Dieci secondi? Jack sorride e tutto torna a posto. La terra continua a girare, l’aria a passare nel naso e il cuore a battere al suo posto.

Jane: ” Ciao passavo per caso… ”

la interrompe Jack “… e per caso non avrai fatto mica 80 km… “

Jane “… si casuali tutti e 80 ” sorride e fa qualche passo verso di lui, lo raggiunge. ‘ zitto e baciami!’ urla mentalmente. Si avvicina abbastanza da respirare la sua aria e sorridere sul suo sorriso. L’odore di lei così vicino, così reale, così mancato, così voluto. La tira per un braccio dentro casa di colpo e chiude la porta alle sue spalle bloccandola fra il legno e il suo corpo. La fissa. Sorride con malizia e la fissa inchiodandola alla parete con occhi come spilli. Non è il momento delle indecisioni Jack. E in un momento gli è addosso, con il suo peso, con la bocca, con le mani. Impronte lasciate su ogni centimetro del corpo di lei, desiderato in ogni centimetro. Mani che salgono e scendono infuocate. Mani che entrano e affondano. Quel modo squisitamente suo di prenderla intera, dalla bocca alle guance, dal collo alla nuca, alle braccia, alla pancia, alle cosce e nella testa. Dentro il cervello con le mani e con la voce che passa dalla gola di lui all’orecchio di lei, calda, sconcia. La prende da un polso e la trascina in camera da letto… ” andiamo a finire quello che iniziammo anni fa Jane…”  lei sbatte gli occhi piena di voglie. La porta si chiuse alle loro spalle… ed è così che passeggiarono tutta la notte in paradiso, mentre santa Teresa gli strizza un occhio con fare di chi la sa lunga…

Adoro l’Italia, il suo essere paesana, così rumorosa e piccola. Sono nata in una piccola città e mi piace. Mi piacciono le case lustre e le strade sporche molto italiane, mi piacciono i pochi giardini e le bellezze monumentali.

Non ho mai capito la smania delle persone di rinnegare il proprio paese, sentirsi londinese, newyorchese, parigino, madrileno, non ho mai capito perchè vergognarsi dei piccoli centri, della gente semplice e del nostro retaggio provinciale.

L’italia e il suo cibo, le processioni, le vecchie con i fazzoletti in testa, dolcetti profumati, i dialetti incomprensibili, i bambini svogliati, le preghiere, le ottusità, le contraddizioni, la povertà, il gusto per le cose belle. 

Le donne italiane tolgono il fiato, nessuna somiglia a nessun’ altra, piene di difetti e di vizi, castigate e chiuse a volte, a metà tra tradizione e progresso così confuse e intelligenti e variegate.

Il mio paese è un puntino su un planisfero. Un puntino meraviglioso. Non mi vergogno di non aver mai avuto il desiderio di sentirmi cittadina del mondo, adoro la mia casa il mio paese, il mio paesino-italia. Guardo al resto e alla diversità con curiosità continua ma non c’è altro posto al mondo dove vorrei vivere.

è facile attraversare la strada per chi si porta dietro un gran bel culo!

Ora lo sai: ho bisogno di parole.
Devi imparare a amarmi a modo mio.
E’ la mente malata che lo vuole:
parla, ti prego! parla, Cristoddio! (P.V)

stare con una persona per fare uno sfregio ad un’ altra è uno modo assolutamente sano di instaurare rapporti interpersonali.

Non amo le occhiate sbrigative. Distratte.  Non sono quel tipo di donna.

Ci sono persone che non ti guardano, ti bucano. Sussurrano con gli occhi al tuo orecchio parole oscene. occhi indicibili.

Ho sempre pensato che l’amore si facesse con gli occhi e poi con le parole e poi con la pelle. Oggi ho capito perchè sono una persona rigida che detesta il contatto fisico. detesto chi si prende da se la libertà di una mano sulla spalla, di un abbraccio, di una carezza. la pelle è intima e sessuale, è come infilare una mano fra le cosce. 

 

Chi mi vuole sentire basta alzare il telefono. Chi ha bisogno di qualsiasi cosa basta chiedere. Chi pensa che ho sbagliato qualcosa basta che lo dice. Chi non mi vuole tra i piedi basta che mi ingora. Chi vuole attenzioni basta che le chiede. Chi vuole il mio tempo basta che parla. chi vuole sapere cosa penso riguardo a qualsiasi cosa basta domandare. Chi si sente trascurato basta che lo faccia presente. Chi ha dei modi del cazzo può pure andarsene a fanculo, insieme ai criticoni, gli arroganti e gli aggressivi. Tutto il resto è ben accetto e tollerato a patto che sia munito di parola. Non è che sono brava a risolvere i problemi, è che non esistono proprio in realtà.

è che quando una si è ustionata una mano una volta basta l’odore di un cerino spento per allontanarsi impaurita. Io l’ amore non lo so come funziona lo sto imparando ora vivendolo per la prima volta. Mi raggelo e mi disoriento. Paura di ferire le persone che ho scelto e di essere ferita. I silenzi spesso mi confondono.

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pOeSia_

Baciami; dammi cento baci, e mille: cento per ogni bacio che si estingue, e mille da succhiare le tonsille, da avere in bocca un'anima e due lingue.